Lancio qui la mia idea, il progetto di sviluppo che penso possa funzionare nell’area verde in cui vivo.

Lancio una provocazione, sperando di aprire il dibattito su temi che da sempre interessano la nostra Regione: sviluppo e occupazione per arginare l’emigrazione di massa.
Sembra uno slogan precostituito, ma è semplicemente la cruda realtà che vive un’area in un cui un giovane su due non ha lavoro e pensa “Me ne vado o resto, e se resto, cosa faccio?”.
Lancio la provocazione su Lucanianet (sperando di ricevere opinioni con cui confrontarmi), perché noi della redazione crediamo possa essere il forum ideale per discutere. Passo ora ad illustrare la mia proposta.
Tutti sanno che fino al 2006, la regione Basilicata, insieme ad altre rientranti nel cosiddetto obiettivo 1, godranno di fondi comunitari a sostegno dello sviluppo locale. Ebbene, tutti intuiscono l’importanza di ‘fare presto’, di presentare progetti per evitare che i fondi, se non spesi, possano tornare indietro (come pure è successo!). Il rischio in questa fase, a mio modesto parere, è quello di presentare un progetto ad ogni costo, senza valutare bene la sua opportunità, la sua efficacia e, soprattutto, la sua ricaduta occupazionale. Non possiamo sprecare questa occasione (anche perché è l’ultima) e non possiamo presentare progetti validi nel breve periodo che lascino poi le cose immutate in una prospettiva più ampia.
Basta con gli investimenti infrastrutturali, che pure servono ma non bastano, bisogna investire in cultura.
L’esperienza del Parco della Grancia lo ha dimostrato in pieno.
Ebbene, quello che è stato fatto per il nord Basilicata, si può ripetere anche al sud, nella zona del Lagonegrese, della valle del Sinni e del Mercure.
I paesi che compongono l’area si assomigliano tristemente: scarsa occupazione, basso livello di vivibilità, tradizioni antiche che si stanno perdendo. Se vogliamo puntare, veramente, sul turismo come volano della nostra economia, abbandoniamo i campanilismi e diversifichiamo l’offerta dei nostri paesi, in modo da prolungare il turismo mordi e fuggi del fine settimana.
Faccio un esempio per essere più chiara: il turista medio che visita i nostri paesi, mangia all’agriturismo, si fa un giro per i boschi, raccoglie funghi se ne trova, si addentra per qualche sentiero se conosce la montagna e poi, se ne va. Totale: 2-3 gg per fare tutto. Il nostro obiettivo è quello di portare la permanenza media a 10-15 gg.
Come fare? Puntiamo sulla cultura. Costruiamo (e qui serve l’intervento istituzionale delle autorità competenti: ente Parco, Comunità montane, Comuni e, soprattutto, enti preposti all’attuazione dei Pit), dicevo, costruiamo musei interattivi sulle tradizioni, sulla gastronomia, sulle professioni locali, in una parola sola: vendiamo la nostra storia antica con gli strumenti del futuro.
Penso a grossi complessi multimediali in cui giocare e divertirsi imparando il mostro passato, ma anche il nostro futuro, tutto ciò che la natura lucana può offrirci.
Un nome per materializzare il progetto: una città della Scienza come quella che è stata inaugurata dal presidente Ciampi a Bagnoli, o meglio più centri interattivi nei diversi paesi che possano rivitalizzare l’intera area. Immagino uno studio serio su ogni elemento della natura, della tradizione, del dialetto. Ad esempio: un museo della castagna, in cui sono scritte tutte le proprietà organolettiche su pannelli a muro, le ricette tipiche sono illustrate con videoproiezioni permanenti, studi agroalimentari individuare le aree maggiormente interessate, altri strumenti interattivi permettono la simulazione di esperimenti, ecc .
L’idea è replicabile in relazione alla fauna presente nel Parco del Pollino, e così via. In un recente viaggio che ho fatto nel nord della Spagna, ho visitato un singolare museo interattivo e ho capito che modelli del genere sono facilmente esportabili.
Certo, ci vogliono i soldi.
Ma qui vi viene in aiuto la prima parte dell’articolo: fondi europei. E qui il mio appello si rivolge ai politici e a chi ha competenza in materia.
Serve poi superare il campanilismo tra paesi, perché un progetto di tali dimensioni ha necessariamente bisogno di un coordinamento e di una sinergia forte tra le istituzioni locali.
Proviamo, ora a immaginare, il ritorno in termini occupazionali nel settore legato al turismo: scolaresche in visita alla rete di “musei”, così creata, campi scuola, ma anche famiglie che prolungherebbero volentieri il week-end pur di girare tutti i paesi e vedere tutti i musei. E perché non pensare agli stranieri?
Il turista non italiano ama questo tipo di vacanza, una buona promozione turistica e il gioco è fatto.

Ecco, questa è per sommi capi la mia proposta. La trovate banale, fantasiosa, irrealizzabile o semplicemente ironica.

 

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