Si è chiuso con una sentenza di assoluzione il processo di primo grado per i 157 morti e per il disastro ambientale causati dalle attività del petrolchimico di Porto Marghera.

Un processo iniziato nel marzo del 1998 che ha visto coinvolti i vertici dell’industria chimica italiana: 28 imputati, fra cui Eugenio Cefis ex presidente Montedison, accusati di strage, omicidio colposo plurimo, omissione delle norme di sicurezza, disastro ambientale.
L’inchiesta prese avvio dalla pubblicazione su “Medicina Democratica” del lavoro di Gabriele Bortolozzo, un operaio autodidatta che svolse un’indagine epidemiologica nella quale si evidenziava un eccesso di mortalità per tumore tra gli operai addetti al ciclo di produzione PVC- CVM.
Le indagini preliminari dimostrarono che Bortolozzo aveva ragione; infatti, le consulenze epidemiologiche disposte dal PM Felice Casson, evidenziarono l’inconsueto aumento di vari tipi di tumore, soprattutto di quelli legati al fegato ed ai polmoni.
La stessa Montedison, nel 1972, aveva commisionato un’indagine scientifica all’oncologo Cesare Maltoni i cui risultati confermarono che il CVM è un forte agente cancerogeno: tali risultati furono tenuti nascosti fino al 1973, quando negli USA scoppiò il caso degli operai della Goodrich addetti al CVM, morti di tumore epatico. In realtà, la tossicità del CVM era nota ai vertici aziendali già dalla fine degli anni ’60, ma solo nel 1974 la Montedison si decise ad operare degli interventi di modifica sugli impianti, interventi, peraltro, non idonei ed insufficienti a tutelare la salute dei lavoratori.
Altro risvolto non meno inquietante, è dato dal disastro ambientale: la laguna veneta, dopo quasi mezzo secolo di attività industriali si presenta come un ambiente fortemente contaminato in tutte le sue componenti.
Le attività del petrolchimico hanno rilasciato sostanze inquinanti nell’aria, nella terra e nell’acqua, mettendo a repentaglio non solo la salute degli operai e degli abitanti le zone limitrofe, ma lo stesso patrimonio ambientale ed artistico di Venezia, centro storico compreso; inoltre, il degrado ambientale ha determinato una contaminazione diffusa anche negli organismi viventi. Questo è il risultato in cifre di 25 anni di veleni: 500mila tonnellate in laguna, 1 milione nell’aria, 5 milioni nella terra.
L’inchiesta ha documentato che a causare tumori e malattie sono stati il CVM e gli impianti inadeguati ed obsoleti; ha dimostrato in modo inconfutabile le responsabilità di una classe dirigente che sapeva e nonostante tutto ha mandato i lavoratori allo sbaraglio. Qualcuno ha definito questa sentenza “una vergogna di stato”, e ancora più vergognose sembrano le motivazioni che hanno portato ad essa: le malattie derivano da esposizioni al CVM precedenti al 1973, anno in cui il mondo scientifico confermò la sua tossicità, quindi nessuna responsabilità per nessuno.
Per quanto riguarda, invece, il disastro ambientale, la sentenza ammette lo stato di avvelenamento in cui versa la laguna veneta, ma esso, si dice, risale ad un’epoca in cui mancavano normedi protezione ambientale che si sono avute solo tra la metà degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.
L’accusa credeva di aver provato che la tossicità del CVM era nota già prima del 1973 e che non esiste una soglia al di sotto della quale esso non sia nocivo, ma così non è stato per i giudici. Sembra che a Porto Marghera non sia accaduto nulla e se qualcosa è accaduto era tutto perfettamente in regola; era lecito avvelenare ed uccidere perchè nessuna legge lo vietava, perchè non c’era alcuna legge a tutelare la salute e l’ambiente.
Ancora una volta vincono i padroni e le loro logiche di profitto a danno dei lavoratori e dei cittadini; ancora una volta, dopo l’ennesima strage, la classe operaia viene stuprata e colpita al cuore. Esiste un diritto ed è quello a tutela della salute: nell’aula bunker di Mestre quel diritto è stato violato e non solo quello dei 157 operai morti e degli altri ammalati, ma quello di ciascun cittadino, quello di un’intera società.
E qui non si può non chiamare in causa la classe politica, che ha il dovere di garantire questo elementare diritto; una classe politica che si nasconde dietro l’assenza di certezze scientifiche (si pensi, ad esempio, alla questione dell’elettrosmog), senza considerare che il suo compito non è quello di avere certezze assolute sulla mancanza del danno, ma è quello di prevenire e tutelare il più ampiamente possibile la salute del cittadino.

La sentenza di Porto Marghera è una sconfitta per l’intera società civile; dobbiamo impossessarci dei nostri diritti e farli valere in maniera forte contro qualsiasi logica, sia essa politica o di profitto, perchè mai più si piangano altri morti innocenti.

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