La Comunità Montana del Lagonegrese, insieme agli alti vertici regionali, è al centro di un acceso giro di proteste che animano quest’ultimo scorcio di autunno caldo.

Gli operai forestali di Trecchina e Maratea, in primis, non hanno esitato più di tanto a schierarsi sul piede di guerra.
Infatti, dopo aver terminato per quest’anno le 84 giornate lavorative per loro predisposte, attendevano il pagamento degli stipendi, che ormai non percepiscono da giugno.
E se tutto ciò non bastasse, dal 15 novembre scorso sono stati allocati in stato di disoccupazione, costringendoli ad attendere il prossimo mese di aprile prima che la stessa Comunità Montana si decida a riassumerli. Si può ben immaginare quale difficile situazione stiano vivendo gli operai forestali. L’unico sostentamento a loro disposizione è rappresentato dallo stipendio tramutatosi nel giro di pochi mesi in un miraggio. E se pensiamo che molti hanno a carico moglie e figli, la forbice tra il diritto e l’illecito aumenta a dismisura.
La causa avrebbe origine dal nuovo “Piano di Forestazione” circa i fondi relativi alle due tranche degli stati di avanzamento. A detta dell’Ente regionale le domande sarebbero state presentate solo il 19 novembre, e quindi, in attesa di istruttoria. Nel frattempo, gli operai hanno chiesto le dimissioni del Presidente della Comunità Montana del Lagonegrese, il rivellese Domenico D’Ambrosio, il quale ha prontamente replicato alle accuse subite, ricordando ai rivoltosi di non essersi assolutamente dimenticato di loro, ma di aver più volte sollecitato l’Assessorato regionale all’agricoltura, al fine di velocizzare l’approvazione degli stessi stati di avanzamento, che permetterebbero il pagamento immediato degli stipendi ritardatari.
La risposta del Presidente D’Ambrosio non ha, certamente, risparmiato il sindacato Fai Cisl, accusato della paternità di una vera e propria giostra di menzogne.
Intanto, mentre si attende l’arrivo dei circa 1700 milioni erogati dalla Regione e gli otto-novecento milioni racimolati dall’accordo Eni, gli operai manifestano davanti al Tribunale di Lagonegro.
La situazione non cambia. Devono, comunque, attendere che il lavoro svolto in un anno abbia un’adeguata ricompensa e che gli Enti preposti si decidano ad attuare le promesse prima della primavera, con lo scopo di facilitare l’apertura dei cantieri, necessari per la prevenzione agli incendi.

Questa vicenda, parallelamente al dichiarato fallimento della “Lucana Calzature”, chiama in causa, senza distinzione, tutte le forse politiche presenti sul territorio, accentuando la crisi occupazionale della nostra regione.

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