Il Parco del Pollino è stato “commissariato”. Al posto dell’attuale esecutivo è stato nominato il sig. Francesco Fino ex deputato di Alleanza Nazionale.
La notizia era nell’aria ormai da qualche tempo e nella rosa dei candidati c’erano tutti esponenti del Centrodestra.
Che non si tratti di un vero Commissariamento è evidente. Un commissario dovrebbe essere un tecnico sopra le parti con l’incarico di “sistemare” l’amministrazione inefficiente dell’Ente.
Io non voglio qui elencare meriti e demeriti dell’ormai ex esecutivo, che in ogni modo non si è particolarmente contraddistinto nell’avvio di una buona politica di gestione del territorio.
Questo “commissariamento” è la nomina forzosa di un nuovo presidente spacciato per commissario, è chiaramente una nomina politica e di parte, che rappresenta a tutti gli effetti l’attuale dirigenza Nazionale e Calabrese che vuole premiare soprattutto le lobby contrarie al Parco.
Si tratta di un vero abuso politico, una sorta di “colpo di stato”, che fa venire in mente quanto avvenuto per la Presidenza della commissione antiracket di Tano Grasso.
Il futuro delle aree protette in Italia sarà sempre più incerto fintanto che vengono considerate solo uno strumento di lottizzazione politica: la 394, la Legge Quadro dei Parchi, in questo senso rappresenta un vero fallimento, che favorisce il clientelismo e le spartizioni campanilistiche e di partito.

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