Acerenza, la città del museo

Il museo diocesano di Acerenza.

Acerenza sorge maestosa ad oltre 800 metri s.l.m. su una rupe arenaria a cavallo tra il fiume Bradano e il suo affluente Fiumarella.
Il museo diocesano conserva una preziosa raccolta di oggetti d’arte sacra di diversi periodi. Sono infatti presenti paramenti liturgici, argenti napoletani del XVIII sec., sculture ligneee e in marmo, dipinti e manoscritti. La sezione archeologica e lapidaria comprende reperti rinvenuti nella zona e databili dal IX sec. a.C. al IV sec. d.C.  Molto interessante ed originale una raccolta di legni intagliati a soggetto sacro, realizzati da artigiani del luogo.

Il museo appare come lo specchio storico della città. Difatti, manufatti litici rinvenuti in loco ci riportano all’età della pietra. La vera storia di Acerenza, l’antica Acherontia cantata da Orazio, ci riporta però alla conquista romana ad opera del console Giunio Bubulco nel 318 a.C.
La città riconquistata dal console Levino nel 210 a. C. divenne Colonia romana nel periodo repubblicano e poi Municipium in quello imperiale.
Numerose epigrafi funerarie sono venute alla luce negli ultimi anni, alcune delle quali molto interessanti che attestano la vivacità di questo sito nei primi secoli dell’era cristiana.
Un’iscrizione votiva dedicata al dio Ercole conservata nel museo di Lucera attesterebbe l’esistenza di un culto in suo onore. È questa una ipotesi avallata dal ritrovamento di un bronzetto di circa 25 cm di altezza raffigurante l’eroe nel tipico atteggiamento.

Acerenza tra storia e culto.

Il culto fa naturalmente pensare all’esistenza di un tempio, in onore del dio, e alcune delle colonne sarebbero state riutilizzate e visibili nel deambulatorio della Cattedrale.
Acerenza ha vissuto tra la fine del VII e gli inizi del XII secolo il periodo più glorioso della sua storia sia sul piano religioso che politico – amministrativo.
Il vescovo Leone II (776-799), fatta costruire una nuova e più grande cattedrale. Accolse degnamente le spoglie del santo vescovo e martire Canio.
La denominazione greco-ortodossa durò 80 anni, durante tale periodo furono consacrati ad Acerenza arcivescovi con rito orientale.
Nel Concilio del 1053 il vescovo di Acerenza Godano, monaco Clunyacense (1059-1061) artefice dell’accordo tra Papato e Normanni ottenne il titolo di Arcivescovo.

Fu allora che l’Arcivescovo, con i generosi finanziamenti di Roberto, iniziò la costruzione di una nuova ed imponente Cattedrale. Degna, ovviamente, del nuovo e più importante ruolo assegnatogli dal Papa Niccolò II.
Con il matrimonio di Costanza, regina normanna, con Enrico VI di Svevia, l’Italia Meridionale passò sotto il dominio Svevo. Acerenza a quel punto si schierò con i nuovi sovrani contro il papato, divenendo una roccaforte ghibellina. Con il tramonto della potenza sveva, Acerenza fu tenuta in grande considerazione dagli Angioni. Questi, infatti, sognavano la costruzione di una nuova e più bella cattedrale, da erigersi fuori le mura (1281). Il progetto, ideato dal Re Carlo d’Angiò, non trovò però attuazione.
Il sovrano Ferdinando liberò la città dalla soggezione baronale e nel 1476 donò ad Acerenza un nuovo stemma, come riconoscimento della devozione e fedeltà al sovrano. Nell’anno 1477, Acerenza perse l’antico privilegio di città demaniale. Fu infatti acquistata dalla famiglia Ferrillo e precisamente da Matteo Ferrillo esponente della municipalità napoletana e conte di Muro Lucano.

Una congiuntura favorevole per Acerenza fu anche la nomina ad arcivescovo della città di Giovanni Michele Saraceno. Questi era uomo di profonda cultura artistica nonché religiosa, tanto da prendere parte al concilio di Trento.
Nel XVII secolo Acerenza seguì la sorte comune delle altre città feudali del regno. Un continuo passaggio da una famiglia all’altra: dagli Orsini ai Pinelli, dai Pignatelli-Belmonte ai Lancillotti. Infine ai Panni che l’acquistarono per 21.500 ducati.

[di Nicola Prete]

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