Basilicata, architettura di segni

[Articolo di Mimmo Mastrangelo*]

I pali “assottigliati” della sorgente eolica ripresi da lunga distanza nel mezzo fra l’oscurità della montagna e il cielo ocra del tramonto…Il vecchio dalla fronte rugosa che fuma mentre con lo sguardo, per nulla sorpreso, incrocia l’occhio della macchina…

L’anziano ciabattino nella sua piccola bottega intento nell’esercizio di un mesitiere in via di definitiva dismissione…Un involucro di nuvole sovrastato da un cielo terso (che più terso non si può) si riversa nel letto di un campo di papaveri formando un’unica identità…Il notturno sfavillio di luci, all’interno di un’area industriale di Pisticci, si dirama come se fosse la colorata e incontrollata traiettoria di fuochi d’artificio…

“Frames” di una Lucania contemporanea, moderna, “tecnologizzata” che si lascia attraversare da sprazzi di vita sociale di altri tempi. Modernità e residui di antico convivono senza attrito negli scatti della mostra “Basilicata, architettetura di segni” di Ottavio Chiaradia, ospitata fino al 10 settembre nella Sala degli Affreschi del Palazzo Municipale di Moliterno. Un allestimento dove lo sguardo mai invadente di Chiaradia rende ciascuna immagine la proiezione di una sensazione percepita. E, benché viene fermato sul negativo la realtà in quanto tale, l’immagine fotografica permette di travalicare ogni visione oggettiva, ponendo – come direbbe Walter Benjamin (Piccola storia della fotografia 1931) – al posto  di uno spazio elaborato consapevolmente, uno spazio elaborato incosciamente.

La Lucania di Chiaradia è un palcoscenico dai polivalenti paesaggi, cui cromie hanno delle tonalità che difficilmente si possono rintracciare in un altrove. Le foto del Nostro sono un ammaliante incanto, alcuni scatti possono far ricordare l’astrattismo e le accensioni del colore di Franco Fontana, ma sono essenzialmente visioni che cercano di catturare spaccati di vita e natura, come il vortice di alberi dei rilievi del Pollino, lo sguardo dolce di un bambino dietro una rete di recinzione, le geometrie di uno scorcio delle Tavole Palatine di Metaponto, il gioco di specchi che si anima tra natura e le acque del Lago dell’Elba a Francavilla sul Sinni, le emanazioni di luce delle trivelle azionate per la ricerca delle ricchezze del sottosuolo.

La Basilicata-architettura di segni di Ottavio Chiaradia permette di scoprire la bellezza (il più delle volte nascosta) di una regione, nonché il dispositivo e le griglie  per una nuova poesia del fermo-immagine. I negativi del fotografo lucano non sono il risultato di una furtiva osservazione, ma di un atto di raccoglimento che cerca di risaltare la verità – e, a volte, l’ambiguità – visiva in ogni soggetto immortalato.

*Assessore alle Attività Produttive e Politiche per la Pace
del Comune di Moliterno

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